Emergenze / Interventi - 2012 - Protezione Civile La Fenice

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Emergenze / Interventi - 2012

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Emilia - Mirandola MD - 29-31 Maggio

Racconto del Presidente de La Fenice e Referente del Coordinamento Provinciale di Torino

Sono stato interpellato dal Presidente Umberto Ciancetta del Coordinamento Provinciale di Torino,  poco dopo la seconda scossa di terremoto della mattina del 29 maggio, il quale mi avvisava di tenermi pronto perché proprio mentre era al telefono con il referente della segreteria da campo, affidata al Coordinamento di Torino come già accaduto in Abruzzo, aveva vissuto in diretta il terrore provato dal personale sul posto.
Infatti alle ore 12,00 circa, vengo ricontattato con la richiesta di recarmi sul posto in qualità di referente del Coordinamento Provinciale di Torino, con il contemporaneo incarico di reperire unità di volontari destinate all’urgentissimo allestimento di un secondo campo, adiacente al primo già operativo, perché a causa di questa scossa si poneva il problema imminente di famiglie in difficoltà abitativa.
Il campo affidato alla Regione Piemonte è situato a Mirandola MD, circa 25.000 abitanti, zona fortemente industriale con oltre 10.000 famiglie.
Approfittando di un mezzo pesante del Coordinamento che si stava dirigendo al ritiro materiale presso il presidio di PC della Regione e situato a Druento, mi sono staccato dal posto di lavoro dove era già pervenuto il fax di precetto.
Contattato le associate del COM che preventivamente avevano già fornito la loro disponibilità, organizzo la partenza di altri 5 volontari del Canavese da aggregare alle altre forze delle aree COM della provincia di Torino, il gruppo Comunale di Rivarossa, di Favria e della Protezione Civile La Fenice.
Arrivato sul posto ho potuto verificare che la splendida macchina organizzativa della Regione Piemonte stava già lavorando a pieno ritmo con i tutti i Coordinamenti Provinciali, compresa la nostra segreteria impegnata nel censimento e programmazione della successiva giornata dove, a causa della recente scossa, aveva fatto impennare il numero degli evacuati e aimè della famiglie che terrorizzate non sarebbero rientrate nelle proprie abitazioni, per paura di altre scosse di telluriche.
Come dargli torto, io stesso dopo aver lasciato a tarda notte i volontari che preparavano il secondo campo adiacente al primo, spianando e ripulendo gli spazzi dove sarebbero state allestite le ulteriori tende, ho contato una serie di scosse ogni 15 minuti circa, confermate non solo dalle oscillazioni della mia brandina ma dal rumore metallico dei container posti adiacente alla tenda dove alloggiavo con altri otto volontari.
E’ oramai mattina, le prime luci dell’alba passano attraverso le fessure della tenda pneumatica, non è stato un buon riposo e non conosco con esattezza quando rientrerò a casa ma, mi considero fortunato perché so che è una situazione temporanea, penso a queste povere persone che non hanno nessuna certezza e mi esplode la voglia di darmi da fare, di rendermi utile.
Credo sia la stessa propulsione che vivono tutti i miei colleghi volontari, infatti, il tempo di rinfrescarmi presso i piccoli ma benedetti spazi concessi dai moduli servizi e il campo riprende il suo fermento.
Gli spazi per le altre tende sono pronti, spianati e puliti, arrivano i primi materiali, container con brande, materassini, lenzuola, coperte e le tende P88.
Ogni uno ha il suo ruolo, il suo compito e tutto procede, con le difficoltà e con gli intoppi da risolvere.
Giungono le prime squadre di supporto a quelle già presenti e quelle giunte a sostituzione di altre, tra questi i nostri Canavesani pronti nonostante la tirata del viaggio e delle poche ore di sonno, subito destinati al montaggio tende, gazebi e quant’altro.
I volontari lavorano da ore sotto il sole, mettendoli a dura prova, qualcuno comincia a patire e gli si chiede di porsi all’ombra e a rifocillarsi, altri cercano di riprendersi dalla stremata corsa a bordo tenda dove ci si possa riparare dal cocente sole, tentando di recuperare con l’acqua i liquidi persi con il sudore, ma il riposo è breve, vogliamo accogliere i più sfortunati nella serata.
Tutti sanno che alle ore 17,00 si cominciano a censire i nuovi arrivi delle nuove famiglie, ognuna con le proprie esigenza, chi per il cibo, chi per l’etnia e la religione, chi con i figli, neonati e anziani a seguito, ma tutti saranno sistemati.
Molte delle tende devono essere condivise tra più famiglie e bisogna anche capire quale sia la migliore sistemazione, mettendo in preventivo anche diversi spostamenti.
Vengono rispettati i tempi di allestimento e siamo pronti ad accogliere i nuovi arrivi, alcuni funzionari del Comune di Mirandola prendono posto nella tenda della nostra segreteria per il riconoscimento dei residenti e si procede come previsto.
La seconda cucina entra in funzione e agevola la prima del campo 1 che ha saputo affrontare egregiamente la fornitura dei pasti a pranzo, nonostante l’incremento di ospiti, i numeri forniti anticipatamente dalla segreteria hanno agevolato la preparazione.
Abbiamo rispettato i tempi e le famiglie vengono accolte, il più è fatto e sono 150 persone che si aggiungo ai 250 già accolti nel primo campo, ma domani ne arriveranno altre e noi saremo pronti.
E tarda sera e ci si prepara per la cena, ci si rinfresca nelle docce campali, un’altra notte in tenda, dopo qualche ora passata a prevedere i lavori e le attività necessarie per il giorno dopo, raccontandosi ognuno le esperienze vissute durante gli svariati episodi.
Si perché in queste operazioni convivono le nuove leve e i volontari di vecchia esperienza ed è tanto utile ascoltare i loro racconti e farne tesoro, nella speranza che non ci si debba mai confrontare con questi tristi episodi.
E’ il 31 mattina e dopo la ripresa delle normali attività, impegnati anche a risolvere le problematiche quotidiane che ovviamente non mancano mai, si procede ad ultimare le necessità del primo e secondo campo.
Alla sera, quando l’estrema urgenza cala di livello, si decide quante siano le forze necessarie al mantenimento della struttura e ritirato l’attestato di presenza da consegnare alle aziende di chi ha abbandonato il posto di lavoro, si riparte verso casa lasciando i volontari che già erano presenti per la propria turnazione, solitamente da domenica alla domenica successiva.
I Canavesani rientrano intorno alle ore 2 del mattino da questo “tour de force”, giusto il tempo di salutare gli assonnati propri cari e mettersi a letto, intanto sono già le 3 del mattino.
L’inesorabile sveglia suona e annuncia l’ora di prepararsi per presentarsi sul posto di lavoro, stanchi ma … tanto ricchi nell’animo, arricchiti di apprezzamento per quello che abbiamo e per quanto siamo fortunati.
Vorrei rivolgerlo anche alle Aziende un ringraziamento, quelle Aziende che comprendono e condividono l’allontanamento del proprio dipendente che si presta a soccorrere gli sfortunati.
Ma anche alle nostre famiglie, i nostri cari che condividono e sopportano queste nostre uscite improvvisate e spesso impreviste.
Durante il giorno, si incontrano amici e colleghi che si congratulano e persone che ti apprezzano, ma non manca chi ti chiede “chi te lo ha fatto fare”, perché purtroppo per loro, non hanno nulla che possa alimentare i propulsori della solidarietà, noi invece, ne andiamo fieri.
Mi ritengo fortunato anche, perché mi onoro di rappresento questa area del  Canavese che gode di volontari di Protezione Civile del Coordinamento Provinciale splendidi.
Grazie a tutti i Voi, volontari dell’area COM di Cuorgnè, a quelli che si sono già prestati e a quelli che lo saranno.

Con grande affetto
Referente - COM Cuorgnè
   Per il volontariato di P.C.
del Coordinamento Provinciale
            di Torino
    Leonardo Capuano
capuano@protezionecivile.to
 www.protezionecivile.to
     tel. 3358478053
    fax 363358478053

 
 
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